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NOI IN BILICO - GIULIANO AMATO - LATERZA

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NOI IN BILICO - GIULIANO AMATO - LATERZA
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C'è in atto una nuova offensiva anti-Europa. Perché - si dice - siamo alla presenza di una "politica distruttiva" che, messa in atto dalla Banca Centrale, va a colpire la capacità competitiva delle imprese europee. Lacci e laccioli, quindi, nelle strade del Vecchio continente presentato come spauracchio? Non è tutto così semplice e così lineare. Servono a poco gli slogan. E così, proprio in questo contesto sociopolitico-istituzionale, è più che mai opportuno leggere l'agile libro che Giuliano Amato (già Presidente del Consiglio e ministro del Tesoro) ha scritto - sollecitato dalle domande di Fabrizio Forquet - per esplicare le "inquietudini e speranze di un cittadino europeo".
L'opera parte dalla considerazione che si è ad un bivio. O, meglio, si sarebbe su un binario morto poiché ci si sente non soddisfatti dell'Europa. Cosa accade in realtà? C'è, è vero, un'atmosfera pilotata che si dice carica di "nuove incertezze" anche in conseguenza dell'allargamento a Est dell'Unione.
Che fare?
Amato, proprio per fornire risposte ed idee, sceglie immagini forti, incisive. Procede per paradigmi tutti aperti a più soluzioni. Pronto sempre a salire su una barricata che sappia sfidare le opinioni correnti. Ci ricorda, ad esempio, che quella lontana élite di europeisti di un tempo (Monnet, De Gasperi…) si muovevano come i pellerossa "con l'orecchio al suolo" per sentire prima degli altri il rumore del treno in arrivo. Un'immagine, è vero, da Far West, ma che ben illustra il senso del che fare. Quindi: guardare al futuro ascoltando quanto è in arrivo (p.6). E più oltre c'è ricordato che noi (europei) non siamo più quelli che eravamo qualche decennio fa. Ora è cambiata la realtà che ci circonda. Mentre tutto è diventato più veloce anche in conseguenza della globalizzazione.
E' in questo contesto che Amato introduce il discorso sui "fondamentalismi" islamici che sono - egli sostiene a pagina 10 - "apertamente ostili" al mondo occidentale. E qui le affermazioni sono categoriche, decise. Non c'è una giusta analisi che dovrebbe, invece, scaturire da tutto l'impianto. Si parla rapidamente dell'equilibrio bipolare, degli effetti della guerra fredda e del nuovo ordine mondiale. Ma poi l'Autore ci ricorda che quando, con la caduta dell'Urss, è venuto meno il bipolarismo, ci siamo ritrovati l'Europa come soggetto destinato ad avere un impatto positivo su un mondo caotico.
Più Europa, quindi. Pur se (viste, ad esempio, le vicende dei Balcani) siamo alle prese con un vero e proprio conflitto di principi e di prospettive sul tipo di società che vogliamo (p.15). Gli scenari che si annunciano sono diversi. Non bisogna, pertanto, chiudersi nel particolare, ma vedere sempre l'Europa nel contesto più ampio: che è poi quello del mondo. Tutto in un susseguirsi di scelte ed episodi stretti l'uno all'altro. Segmenti, questi, non secondari del complesso processo che ha preso il nome di globalizzazione e internazionalizzazione del pianeta. Amato va avanti nella sua costruzione europea. Ricorda, ad esempio, i passi in avanti fatti dalla nostra società. E - citando in forma letteraria il "Domani è un altro giorno" di Rossella O'Hara e le idee che nascono dal "Pianista" di Polanski - ci porta ad uscire allo scoperto, a frequentare il futuro. Ad essere già oggi esploratori del futuro. Siamo, ci sembra, nel cuore dell'intera costruzione di Amato. Un leggere cosa avverrà in modo tale di poter cambiare gli orizzonti. C'è, nelle pagine che andiamo leggendo, una notevole ricchezza intellettuale che non nasconde, comunque, la complessità politica del momento. E l'immagine - calzante - è quella dell'ippogrifo - di ariostesca memoria - che vola con la testa e le zampe di un cavallo e le ali dell'aquila. Ma, pur sempre, vola… E' l'Europa? Forse. Ed è - insiste Amato - un'Europa che si sta trasformando "in qualcosa di diverso" (p.44) perché, qui, siamo davanti a pigmei, i nostri Stati membri, che stanno diventando watusso, poco alla volta, aggiungendo sempre qualcosa di nuovo… Ecco: quest'immagine metaforica vuol anche dire che dal watusso-Europa cominciano a riuscire i pigmei, con le loro ragioni e i loro interessi nazionali e locali da difendere… E questo binomio Watussi-Pigmei ci accompagnerà d'ora in poi per delineare sempre più una realistica radiografia del Paese.
Tutto il discorso di Amato è, qui, ancorato ai problemi reali e alle preoccupazioni legittime. Per giungere, infine, a quel Trattato costituzionale europeo che fu firmato il 29 ottobre 2004 a Roma, che Amato definisce come una specie di "Ok Corral" per l'Europa (p.55). Un Trattato vero "evento" in vista di nuovi e più vasti obiettivi.
Altro punto nodale dell'opera riguarda la politica estera degli Stati europei. E in questo contesto l'accento è posto sui Balcani. Ma c'è anche una precisa notazione. Quella relativa all'intervento militare in Iraq che Amato definisce "sbagliato" (p.87) e carico di conseguenze imprevedibili. Ed è questa parte dell'opera che sollecita idee e considerazioni più che mai attuali. C'è la descrizione di un rapporto sofferto con gli Usa e c'è poi un'accentuazione, significativa, del ruolo che potrà avere, in un futuro prossimo, la Cina presentata come superpotenza in grado di sovvertire gli attuali assetti del mondo.
E si arriva, in conclusione, alla ricerca di una leadership europea. E precisamente alla ricerca del futuro e ai rischi. Amato dice, in proposito, che è deprecabile il cinismo "col quale le classi politiche nazionali cercano di scaricare le proprie responsabilità sull'Europa" (p.127). E conclude invitando ad estendere il dialogo tra le culture. Nella ricerca di uno "spazio vitale" che superi le "nostre piccole patrie".
Il libro si chiude con un'appendice. Con la ripubblicazione di una decina di interventi scritti da Amato sul "Sole-24 ore" nella sua rubrica "Lettere europee". E anche qui ritroviamo importanti analisi sulla Costituzione europea, sul rapporto Usa-Europa e sull'Italia stretta fra piccoli e grandi. E ai lettori più smaliziati non sfuggiranno le punte polemiche di Amato, cittadino europeo diviso - come noi, del resto - tra l'inquietudine e la speranza. Molti interrogativi, ma anche responsabili risposte.

Recensione di Carlo Benedetti
Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 19 settembre 2018 04:10

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